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Le stelle tra scienza e poesia


“ Ad una mente tranquilla l’Universo intero si arrende”

( Chanh Tzu)

La condizione esistenziale in cui l’uomo vive da sempre ,ma oggi più che mai, è quella di una persistente precarietà: ogni termine, ogni realtà a cui si pensa di ormeggiare fluttua in una varietà indecifrabile di possibilità che continuamente sfuggono alla mente e al cuore. Nulla si ferma per l’uomo d’oggi che brucia , invece, dal desiderio di trovare un assetto stabile, una base dove “accasarsi”. La mobilità, l’incertezza, il rischio sono, invece, la costante di una vita sempre più vacillante. Solo una possibilità resta lontana ma persistente: l’infinito cosmico. Solo la sua immagine, idea o suono è fonte del più alto piacere in quanto realtà senza odii, senza sconfitte, senza rischi, simbolo di mistero ma anche di ordine e armonia. A questa realtà hanno guardato come osservatori privilegiati i poeti e gli scrittori di tutti i tempi e per reagire allo strapotere di un mondo spesso meschino e amaro hanno alzato lo sguardo al cielo come spazio di esperienze consolatrici: ed ecco che il cosmo, la luna, il firmamento, le stelle e il loro baluginare sono diventati meta di un viaggio immaginario verso l’infinito e paradossalmente verso l’affermazione dell’uomo.

Sia questo lo sguardo di Dante, abbandonato all’idea rassicurante di un cosmo centratoe finalizzato secondo disegni divini, sia questo lo sguardo scientifico di Galileo o quello titanico di Leopardi o quello misterioso del fanciullino pascoliano o ancora quello razionalmente contemplativo di Calvino, sempre l’Infinito, come esperienza dell’anima oltre il limite pensabile della ragione, diventa un’opportunità di ricercarassicurante, un mondo a cui tendere almeno spiritualmente, la metafora possibile di una fuga intelligente verso una meta di bellezza, il diritto del singolo a tener separata la propria storia personale dalla storia di un mondo sempre più piccolo e monotono. Nel mondodegli integralismi , della violenza e della distruzione gratuita , degli esibizionismi isterici, di assenza del silenzio riflessivo alzare gli occhiverso gli spazi siderei significa regalarsi suggestioni di indicibili bellezza , invitare alla ricerca interiore di ciò che è più autentico: questo gli artisti di tutti i tempi lo hanno sempre saputo.


 


 

 

L’Universo secondo

don Fabrizio


Don Fabrizio Corbera Principe di Salina è l’affascinante protagonista de “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. E’ un uomo di grande forza e di dimensioni spropositate. “Un gigante che signoreggiava tra uomini e fabbricati. Non che fosse grasso , era soltanto immenso e fortissimo: la sua testa sfiorava (nelle case abitate dai comuni mortali) il rosone inferiore dei lampadari”.

Pur tuttavia questo gigante è costretto ad assistere al tramonto di un’epoca e a quello della sua classe sociale che si identificava con la raffinata eleganza della nobiltà di alto rango e , tra l’altro, al sorgere di una nuova realtà ,quella borghese, affarista e danarosa ma sicuramente rozza e volgare. Attraverso il suo sguardo si osserva e analizza il Risorgimento italiano riflettendo, in particolare, sugli aspetti di un processo storico che accanto ad elementi senz’altro positivi determinò situazioni di recesso economico e culturale particolarmente avvertiti dallo Scrittore , esponente anche lui di un mondo antico che si avvertiva vecchio.

Don Fabrizio aveva una grande passione: l’astronomia. In essa riversava tutta la sua forza titanica , quella che gli proveniva dalle sue superbe origini tedesche : le sue mani, ”capaci di accartocciare le monete più dure … sapevano essere di tocco delicatissimo nell’accarezzare le viti, le ghiere, i bottoni smerigliati dei telescopi, dei cannocchiali e dei cercatori di comete che affollavano il suo osservatorio”.

L’Astronomia era per il Nostro una forma di evasione dalle preoccupazioni giornaliere e gli offriva la possibilità di acquisire una visione distaccata dalla dappocaggine del suo tempo. Nelle alterne vicende della storia “ Don Fabrizio pensò a una medicina scoperta negli Stati Uniti d’America che permetteva di non soffrire … Morfina lo avevano chiamato questo rozzo surrogato chimico dello stoicismo pagano; Lui, Salina, ne aveva una di più eletta composizione : l’astronomia, che gli consentiva di esiliarsi nei regni stellari”.

“ I due pianetini da Lui scoperti (Salina e Svelto li aveva chiamati come il suo feudo e il suo fidato bracco) Gli garantivano di propagare la fama del suo casato nelle sconfinate plaghe fra Marte e Giove: il suo destino era lì, in quelle altezze”.

Lo spettacolo incontaminato delle stelle rappresentava un ordine superiore in cui il Principe si sentiva perfettamente a suo agio. A quel cosmo perfettamente ordinato e retto da finalità imperscrutabili si contrapponeva il mondo degli uomini in cui ordine e finalità prevalevano con fatica e difficilmente sul caso e il caos e dove, attraverso incessanti lotte umane, il nuovo si generava dal vecchio ma sotto forme in autentiche e goffe.

Dalla contemplazione dell’ordine cosmico Egli riceveva , come un novello Lucrezio , la costanza, l’imperturbabilità e il sereno dominio del suo mondo interiore e non. La sua grandezza nel controllo delle tempeste e dei naufragi della vita derivava dalla superiorità del suo intelletto quanto dalla forza del suo animo che protendendosi verso gli infiniti spazi stellari dilatavano le sue passioni fino ad annullarle.
Lo spettacolo cosmico costituiva un intrattenimento sublimee diventava un orientamento attivo permanente del pensiero che Gli permetteva di osservare la vita con un certo distacco e di capire il senso degli avvenimenti, di valutarli ed affrontarli senza mai esserne sopraffatto: l’unica cosa che riuscirà a sopraffarlo e a sconfiggerlo sarà la morte alla quale andò incontro come ad una bella donna:
“ Da una viuzza traversa intravide la parte orientale del cielo, al di sopra del mare. Venere stava lì, avvolta nel suo turbante di vapori autunnali. Essa era stata sempre fedele, aspettava sempre Don Fabrizio alle sue uscite mattutine …. quando si sarebbe decisa a dargli un appuntamento meno effimero, nella propria regione di perenne certezza?”

 

A cura della prof.ssa Antonella Botti

 

 

 

 


 

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“ Ad una mente tranquilla l’Universo intero si arrende”

( Chanh Tzu)

 

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