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L’uomo e la cometa: da qui all’infinito

La vita arriva dallo spazio?

Nella polvere della Wild-2, infatti, sono state ritrovate tracce di ammine e molecole di carbonio, che costituiscono la struttura di base delle grandi molecole come il Dna, che a sua volta contiene il codice genetico ed è elemento fondante della vita. L’ipotesi suggestiva è che tali polveri cadendo sulla Terra e trovando le condizioni giuste per evolversi abbiano portato alla formazione della vita.

L’intrinseca curiosità dell’uomo di comprendere la propria natura e la propria essenza lo ha portato continuamente a interrogarsi sulla sua origine. Una  risposta è stata offerta da Darwin e dalla sua teoria  che ,attraverso una serrata logica scientifica, ci ha liberato da tante false credenze ma anche  privato dell’affascinante illusione di pensarci materia plasmata da soffio divino.

Noi non neghiamo , né abbiamo la pretesa di confutare la tesi evoluzionista ma pensiamo che non può bastarci . Esiste nell’uomo una religiosità dell’anima che è  sete di infinito, un anelito verso la virtù, la giustizia e la bellezza che non può non essere “ divino”. Purtroppo falsi bagliori sembrano oggi spegnere questo anelito minacciando di abbassarci alle barbarie e alla rozzezza. Quello, infatti , che ci preoccupa di più oggi è la evidente sproporzione tra la prosaicità dell’uomo ” faber” e la profondità della sua anima, sproporzione che ha fatto smarrire il rapporto diretto tra l’io e l’infinito. E così, oggi,  il nostro  orizzonte è,  nonostante tutto, infinitamente più ristretto rispetto a quello dell’uomo antico.

Se questi  poteva aver rapporti diretti con il divino e il mondo degli eroi e la sua forza più grande era la stupita creatività della sua fantasia che lo rendeva unico e quasi magico, l’uomo moderno può appena aver rapporti con la sua società globale non sufficientemente grande per soddisfare la sua inconscia sete di immenso e di eterno. La coscienza prima di questa piccolezza dell’uomo moderno è la sua impotenza a capire in maniera soddisfacente i suoi rapporti con il Tutto a cui appartiene e ,in ultima analisi, a conoscersi ,cosicché percepisce la sensazione della propria natura di “mezzo” e il senso di impossibilità di porsi come fine.

E’ per questo che la teoria secondo cui la natura umana ha trovato la sua origine nel materiale stellare delle comete ci rassicura più che mai restituendoci il fascino e lo stupore della “contemplazione” oltre a ricordarci che la misura umana è l’universale non il gigantesco in cui pur vive ma , soprattutto, ricorda all’uomo la sua superiore maestosità e bellezza, una bellezza che non incanta solo  gli occhi ma sconvolge l’anima perché in essa scorge equilibrio,armonia e bene, inscindibile costellazione ternaria a cui nessun vero uomo  potrà rinunciare se non a costo di precipitare nel non senso. In realtà è solo la consapevolezza di essere scintilla di infinito che spinge  a creazioni eccelse e a guadagnare l’immortalità.

La perdita di tale coscienza è il pericolo più grande a cui si va incontro oltre al sicuro smarrimento della propria  essenza e del proprio destino di grandezza. A questo destino dobbiamo credere e tanto più ci avvicineremo all’idea che nell’uomo si nasconde qualcosa di vasto e universale tanto più la vita avrà fede nella verità, nel bello e nel bene , valori che appena tralucono oscuramente nel nostro mondo minacciato dalla perdita di significati.

Dinanzi a questa minaccia che è la minaccia di una società tecnocratica troppo autoreferenziale , l’ uomo  bene da custodire e valorizzare per sé e per gli altri,  è occasione di scoperta, è impegno di crescita,è fatica, è sacrificio, è opportunità straordinaria , deve, insomma, agire affinché quella scintilla di infinito, propria di ciascuno , non si spenga mai.

Ed è proprio questo l’augurio più sincero che si vuol fare ai nostri giovani studenti e alle generazioni future, sicuri che sono le grandi concezioni religiose-filosofiche e le grandi concezioni politico-sociali a dare sostanza alle più moderne organizzazioni tecnico-scientifiche.

E se pur ammettiamo che l’uomo non è mai stato altro che un mezzo e che saggezza antica e Cristianesimo non  sono state altro che inganni o illusioni questo non sarà un motivo per impedirci di credere che l’uomo possa finalmente essere un fine.

Anzi, al contrario, sarà un incentivo a sperare che lo diventi ai nostri giorni per la prima volta forse proprio ammirando una cometa e che ciascuno, come stella unica tra infinite stelle altrettanto uniche, contribuisca all’azzurra completezza del firmamento ed esplodendo in un personale Big Bang concorra alla formazione di nuovi pianeti e quindi ad un ordine superiore, capace di ricordare che la lotta per la sopravvivenza può essere vinta anche restando in pace con i propri vicini, in un reciproco conforto.

 


 

A cura della prof

Antonella Botti

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