Il Purgatorio e le sue stelle

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Categoria: la letteratura
Pubblicato Giovedì, 28 Luglio 2011 19:36
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Nel I canto del Purgatorio,dopo le orride tenebre infernali, la  prima visione del nuovo regno è quella d’un dolce color azzurro zaffiro. La veste notturna che assume ancora il cielo ci regala una visione di pianeti e costellazioni emozionante e sempre diversa, infatti il poeta fissa le stelle una ad una, evidenziando così il diletto dell’uomo di contemplare il cielo: a oriente con la sua scorta di stelle brilla Venere, simbolo dell’amore che dà un accenno al tema principale della cantica: << all’amore, risale tutto il bene e anche tutto il male del mondo >>, mentre l’apparizione della costellazione dei pesci all’orizzonte del purgatorio ci indica che siamo circa due ore prima del levar del sole situato nella costellazione dell’Ariete, ma essendo Venere lucente al mattino e congiunta con questa costellazione, la offusca.

Secondo calcoli  astronomici in realtà nella primavera del 1300 Venere era vespertina e non mattutina, essendo proiettata sulla costellazione del toro; la situazione astronomica descritta da Dante era invece relativa all’anno dopo 1301. Quindi il poeta inserisce nel I canto una visione astronomica errata: o perché è stato indotto in errore sulla base del almanacco di Profacio, un testo molto diffuso a quel tempo che dava la posizione di tutti i pianeti del 1300 in poi, o più verosimilmente Venere  mattutina era il simbolo dell’amore divino ritrovato.

In seguito Dante scruta ad occidente quattro stelle lucentissime ma mai viste prima da nessuno perché visibili solo dal disabitato emisfero Australe. Secondo l’opinione di molti commentatori antichi e moderni  le quattro stelle significano le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, come le tre stelle che Dante ammirerà verso l’ora del tramonto, nella valletta dei principi, che simboleggiano invece le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

Secondo l’interpretazione  di un cinquecentista, il Vellutello, le prime quattro appaiono la mattina, quasi ad indicare che le virtù cardinali sono sufficienti alla  vita attiva, simboleggiata dal mattino, mentre alla vita contemplativa cui s’addice la notte, occorrono le tre teologali. Resta il fatto però che le intenzioni emblematiche di cui il canto è ricco sono rappresentate con tanta lievità, che allegorie e simboli spariscono per lasciar vivo il senso poetico di queste raffigurazioni di un paesaggio stellato che per Dante assume un significato profondo.

Dopo i patimenti dell’inferno, si affaccia in una realtà carica di ottimismo, di speranza nel futuro, di voglia di vivere, che risponde ai bisogni più profondi dell’animo umano fragile, che ricerca nell’infinito del cosmo un raggio di luce al quale aggrapparsi dopo la tempesta.

 



 


I pesci: secondo la mitologia greca (e romana), la dea Afrodite (Venere) e suo figlio Eros (Cupido) si trasformarono in pesci per sfuggire al mostro Tifone. Costellazione primaverile si trova nell’emisfero nord (boreale), e brilla al di sopra della costellazione di Pegaso . La stella più luminosa, η Piscium, ha una magnitudine apparente di solo 3,6. α Piscium è chiamata Alrisha, "il nodo", che sarebbe il nodo che tiene assieme i due pesci. Gran parte della costellazione sta nell'emisfero nord, così da essere osservabile per buona parte dell'anno (da agosto a inizio marzo) dall'emisfro boreale.

 




 

Venere: È il secondo pianeta del sistema solare, e fra i pianeti interni il più vicino alla Terra. I due pianeti sono simili per dimensione e composizione ma per altri aspetti molto diversi, infatti una coltre ininterrotta di dense nubi avvolge costantemente Venere, (vedi foto a lato) e al di sotto si estende un mondo tetro senza vita , arido con una superficie ardente. Venere però è propria di una bellezza terrificante, infatti le nubi spesse e riflettenti rendono il pianeta brillante, così che da lontano appare seducente e bellissimo; questa è la ragione che ha spinto i Romani a dargli il nome della dea dell’amore e della bellezza. Ma da vicino è completamente diverso, infatti, nessun  essere umano potrebbe sopravvivere su questo pianeta.

 


 

 

Il  grande carro: La costellazione dell’Orsa maggiore è forse la costellazione più famosa e ricca di numerose stelle brillanti (7:Alekaid, Mizar3, Alioth, Megrez, Phecda, Merak, Dubhe) anche se nessuna di esse  spicca per particolare luminosità, il profilo ampio ed elegante della costellazione visibile sulla volta del cielo boreale in perpetua rotazione attorno alla stella Polare è come attratto in un gioco infinito con le aurore boreali dei cieli del Grande nord.

 


 

Croce del sud: è la più piccola ma anche la più celebre e probabilmente una delle più belle costellazioni del cielo. Osservata dalle latitudini tropicali, la croce del sud sembra sorgere lentamente dal profilo dell’orizzonte in pieno sud, verso la fine dell’inverno inizio primavera. Si colloca in piena Via lattea, tra gli astri del vicino Centauro, il bagliore delle 4 stelle che la compongono: Mimosa, Acrux, Delta crucis e Gacrux, appare con maggiore evidenza per contrasto grazie alla presenza poco distante di una strana zona buia priva di stelle, il Sacco di carbone.

 

A cura di

Francesca Fedele IV E

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